La rosa dei venti
Un viaggio in bicicletta

Torna alla introduzione

 

Storie e Leggende legate alle Quattro Province - Fatti di Cronaca

Nel corso degli anni abbiamo raccolto questo materiale pensando che, o prima o dopo, venisse utile, ora lo è per il sito web. Il materiale è stato raccolto sul web e sinceramente non ricordo le varie paternità; ci scusiamo fin d'ora e se ci fosse qualcosa di proprietà esclusiva o parziale, dateci comunicazione e indicheremo la paternitàè o anche ci limeteremo, se richiesto a rimuovere.

Castelli
Personaggi
Danze
Il vino
Santi e Chiese
Storie
Fatti di cronaca

Pippone
L'Oltrepò non solo è ricco di storie di fantasia inventate dagli anziani per riscaldare gli animi nelle lunghe sere d'inverno passate attorno al fuoco del camino. Vi si tramandano anche alcune vicende che sembrano inventate, ma pur nella loro eccezionalità sono drammaticamente vere. Una di queste risale alla fine dell'Ottocento ed è ambientata a Varzi. Si tratta di un caso d'antan di strage omicida, uno di quelli che oggi farebbe discutere fiori di criminologi e riempirebbe pagine di giornali e trasmissioni televisive per settimane. Ma anche allora l'enorme impatto emotivo dell'accaduto andò oltreVecchia porta i limitati confini comunali ed ebbe una eco inimmaginabile: un'intera famiglia sterminata con crudeltà da un carnefice privo di scrupoli.
Dobbiamo tornare al 1863, in una frazione poco distante da Cecima. In una casetta fra i campi abita la famiglia Tamburelli: la sessantenne vedova Teresa, il figlio Giuseppe con la moglie, anch'essa di nome Teresa, e il loro bimbo di pochi mesi. Una mattina di fine marzo un contadino della zona passando vicino alla casa dei Tamburelli ode dei gemiti. Si avvicina all'abitazione, dove la porta è socchiusa: capisce che a piangere è il bambino di Giuseppe. Dopo una breve esitazione entra e si trova di fronte a una scena agghiacciante: i tre membri adulti della famiglia giacciono a terra, morti, in un lago di sangue. I loro corpi sono dilaniati da numerosi colpi di scure, inferti con incredibile violenza e spaventoso accanimento, tanto da averli sfigurati.
I Carabinieri avviano subito indagini serrate, basate solo su vaghi sospetti e pochi indizi. Ma arrivano inaspettate testimonianze: in paese qualcuno ha visto strani movimenti nella notte precedente al ritrovamento dei cadaveri. L'attenzione degli inquirenti si indirizza verso un oste di Varzi nel cui locale Teresa si fermò il giorno prima della strage con una sua amica, dopo esser andata al mercato di Varzi. Qualcuno ha sentito la donna vantarsi a voce un po' troppo alta delle ricchezze di famiglia e sembra che il titolare dell'osteria fosse particolarmente attento al racconto dell'ignara Teresa. L'oste, un omone grande e grosso, si chiama Pippone, al secolo Giuseppe Malaspina. Alle spalle un passato torbido, fatto di furtarelli e scazzottate. Un testimone lo ha visto assieme con il figlio Angelo aggirarsi nella zona dell'abitazione dei Tamburelli la mattina del delitto.
I due negano con forza ogni addebito, ma il ritrovamento dei loro vestiti sporchi di sangue, nascosti con cura in una stalla, dà rinnovata forza agli investigatori. Padre e figlio cercano di sviare le indagini, ma alla fine sono rinviati a giudizio: il processo, celebrato ad Alessandria, vede una condanna esemplare per entrambi, commisurata all'efferatezza del delitto. Peppone viene mandato a morte per impiccagione, mentre il figlio ai lavori forzati. L'esecuzione di Peppone sembra sia stata l'ultima eseguita nel Regno d'Italia.